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martedì 27 settembre 2022

La Cognizione del Dolore

 



Definirei commovente la cura con cui il libraio ha maneggiato questa copia della prima edizione risalente al 1963 per 'sole' Lire 1500 – quando invece al cambio corrente la pagai 30 sacchi, immerso in una pre-autunnale Roma alla Fiera del Libro Usato, come illustrato dal segnaricordo adagiato in copertina. Ovviamente intendo partecipare all'evento successivo del 16 ottobre, poiché avevo anche adocchiato una Virginia Woolf tradotta d'annata che non avrei voluto lasciarmi sfuggire. Ma chissà.

Sono quivi contenuti:
- Saggio introduttivo di Gianfranco Contini;
- L'Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l'Autore;
- La cognizione del dolore; 
- Autunno [poema conclusivo]; 
le quali sfiziosità fanno venire l'acquolina alla mente.

Come ogni libro che mi riesca di amare per il linguaggio sapientemente intrecciato all'invenzione narrativa, ho sottolineato e annotato a margine 'Così fan tutti' nei paragrafi che penso significhino ciò. Il problema adesso è che non sono satollo: vorrei ancora pascermi in questa scrittura baroccamente barocca che racconta avventure psicosomatiche italiane.
Certo non è letteratura queer, sebbene il linguaggio potrebbe avvicinarcisi... "non tono, ma colore."

«Non si tratta perciò di leggere negli strati o nei nòccioli grotteschi dell'impasto Cognizione una deliberata elettività ghiandolare-umorale di chi scrive (des Verfassers) ma di leggervi una lettura consapevole (da parte sua) della scemenza del mondo o della bamboccesca inanità della cosiddetta storia, che meglio potrebbe chiamarsi una farsa da commedianti nati cretini e diplomati somari.» da L'Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l'Autore

«Accade alla loquace vita, purtroppo, di esorbitare talora dalle sacre leggi della deferenza e della compostezza.» p. 45

lunedì 5 settembre 2022

Amado mio | Atti impuri

nel centenario della nascita dello scrittore che incarna il carattere deviante assai prolifico dell'omosessualità, posso esimermi dal leggere PPP? giammai!

portato a termine Atti impuri, contenuto con Amado mio in edizione Garzanti, mi accorgo che entrambi svolgono con sublime lirica (che non è un'iperbole) queste parole dell’autore medesimo: «Coloro che come me hanno avuto il destino di non amare secondo la norma, finiscono per sopravvalutare la questione dell’amore». e questo lettore odierno, che ama questa poesia in forma di prosa, crede che un'estetica di racconti incompiuti intessuti e fonte di poesia ne esalti piuttosto la bellezza!

sempre PPP sia lodato.

Atti impuri si conclude così:

«Nella primavera del '45 eravamo giunti al massimo della nostra angoscia; il febbraio, il marzo, l'aprile ci avevano visti quasi deliranti, l'uno per il desiderio, l'altro per la paura di peccare. Io trovavo disumana la sua resistenza, egli la mia voglia. Ed è proprio in questo periodo disastroso che si sono rese vere quelle serate stupende, che restano così inalterate e pure nella mia memoria: segno di una loro umana validità.»

dalla prefazione ad Amado mio:

«Ma la vita, tanto più pallida di un racconto, è anche tanto più colorita; c'è sempre un'estrema prudenza che trattiene sull'orlo delle avventure estreme; non so, se nei confronti di Desiderio io posso vantarmi o no di avere posseduto una simile prudenza. Se ho un po' giocato con Iasìs e Desi e il loro amore, se li ho immersi in un diluente "cattivo", vuol dire che ero obbligato a farlo e che era sotto questa luce che io dovevo apparire ai lettori di questo libro, che essendo diverso da queli, pochissimi, che mi conoscono dai miei versi, potranno farsi sul mio conto l'opinione che merito.»

sabato 25 giugno 2022

Altri Libertini

 gioiellino di preludio al queer di Pier Vittorio Tondelli 💜

«Così è restato cattivo sangue anche se al Posto Ristoro ci si dimentica piano piano di tutto perché la vita è davvero vita cioè una porcheria dietro l'altra e allora è come sbattere giù merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso.

Evviva gli scannati di Postoristoro!

al postoristoro tutti sanno da quali braccia piovono le disgrazie.

I Maligni noi ci chiamano le Splash, perché a sentir loro saremmo quattro assatanate pidocchiose che non han voglia di far nulla, menchemeno lavorare e solo gli tira la passera, insomma altro non faremmo che sbatterci e pergiunta anche fra noi quando il mercato del cazzo non tira;

Perché a noi non ci frega un bel niente della nostra reputazione, soprattutto in questo merdaio che è Rèz, cioè Reggio Emilia, puttanaio in cui per malasorte noi si abita e che si vorrebbe veder distrutto e incendiato usando come torce i capelli di quelli lì, proprio loro, appunto, i Maligni.

la Sylvia nera infumanata, un cazzo per ricciolo insomma,

Comunque noi ci si ritrova ancora, in attesa di piazze migliori, anche se si sta attente a non far baccano, ma una sera succede che siamo così ubriache che non ce ne impipa proprio nulla e prendiamo a scorrazzare per la piazza sulle nostre biciclette colorate e ci inseguiamo strepitando e poi facciamo il filo ciclistico a un ragazzo belloccio che passa e scappa con noi dietro che in coro cantiamo son la mondina

Poi la Benny si mette anche lei in piedi e racconta la vecchia storia del pompino volante sulla bianchina che è il suo pezzo forte e come fa la checca lei nessuno è tanto capace.

si vanvera soprattutto delle nostre povere eroine Cinderella e Joan-of-arc oppure Alice o la Virginiawulf o quella sfigata poveraccia dell'Epifania che ogni anno tutte le feste gliele fanno portare via.

La Sylvia prende a lavorare mezza giornata dalle scopine che son poi le bidelle delle scuole riunite in collettivo. Nello stesso periodo la Nanni si licenzia da segretaria nello studio di un notaio finocchio e viene ad abitare con me, che son sempre la Pia, perché la quarta Splash, Benny, va con un uomo di Milano e per me, la Pia, l'affitto da sola è troppo e così anche la Nanni va via di casa che era l'unica ad esserci rimasta, benché di noi la più vecchia, venticinque anni.
Benny si chiama Benedetto ed era un uomo o meglio un ragazzo ma ora fa la checca con noi ed è il quarto asso del nostro Poker Godereccio e succede alle volte che qualcuna di noi ci fa all'amore, perché è molto dolce, ma bisogna farlo fumare un casino, sei sette spini per metterlo in tiro, a patto naturalmente di tenergli un dito infilato per di là, sennò care mie, nemmeno provarci.

La Nanni va a prendere un po' di beveraggio e torna con del fernet che gli diluisce nell'acqua minerale, dice bevi Benny, bevi che ti farà bene, ma lei si sbroda tutta, sembra farlo apposta, quel che entra in bocca lo ricaccia nel bicchiere così che ci viene tutta una puzza di fernet che anche la nostra gatta, l'Arialda, s'imbriaca e miagola storta.

La Sylvia ci raggiunge la sera dopo il lavoro dalle scopine e così durante un'autocoscienza ci accorgiamo che da un po' ci siamo lasciate andare tutte e quattro con i nostri personali coinvolgimenti e questo non è possibile, insomma dall'esterno parrebbe che abbiam messa la cosa a posto, mentre noi invece non lo vogliamo assolutamente. E ci si fa forza e per il sabato si prepara una grande uscita di quelle da Poker-Splash e si decide di andare al Marabù di villa Cella dove son circa tremila cazzetti e si può far un poco di follia.

... quasi quasi applaudiamo quando Jimmy fa una scoreggia di petto che più bene di così non si può. Poi uno dice abbiamo recitato Phono-Rimbaud e allora a quel punto lì le mani ce le spelliamo sul serio.

In osteria ci sediamo accanto al muro in un falso separé con tutta una luce alla Vittorio Storaro, gialla e rossa mischiata alla perfezione, insomma un'arancione fulvo e così caldo che sembriamo davanti al focolare in un film o in una luce di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Così mi bevo davvero tanto e faccio un gran miscuglio in pancia con birre e frizzantini e me ne sto dunque per i cazzi miei a leggere quel che c'è sul muro che sembra proprio che chiunque sia di qua passato abbia tracciato qualcosa non solo sul muro, anche sul tavolaccio, incidendolo chi più chi meno. Insomma tutto un inventario colorato di autodefinizioni, brandelli filosofici, slogan semiseri, invettive, quartine rime e porcate, gridi inni e slogan tutti sovrapposti gli uni agli altri e inseriti tra parola e parola a far fuori irresistibili ironie e tutto nel gergo mischiato e poliglotta della fauna stessa cioè molto italiano cencioso, molto tedesco sublime, persino gotico ahimè, molto angloamericano e parecchio slang, qualche francese da boudoir, qualche graffito arabo, sumero o indiano e persino una evidente traccia di cirillico scritta col pantone vermiglione accanto a Culo culo orgasmo del futuro.

Dopo l'osteria siam tutti fradici che non abbiam la forza nemmeno di rollar su uno spino perché più di di così si crepa, e prendiamo a girare tutte abbracciate e cantare la Marsigliese o la Contessa

Con il Performance Group si resta un po' di tempo e assistiamo a tuttequante le sedute e aiutiamo a spedire inviti e ciclostilare i programmi e far l'occhiolino al Cecio che ci dica finalmente quel che noi vogliamo. Poi una bella sera quando sta a lui provare ci dice di metterci tutti a sedere in mezzo alla platea e ci impone di comportarci naturalmente e lo dice per un bel po', siate naturali, siate naturali che noi crediamo oddio quello ci manda i leoni nella fossa e noi star lì a guardare, nature.

Diosanto che trip dell'immaginazione, ecco d'un tratto l'immagine-rappresentazione dell'uomo sottomesso a un processo d'informazione dominato dall'energia elettrica, ecco chi ha centrifugato il nostro sistema nervoso centrale, ecco finalmente la materializzazione di quel che docent, maxima cum causa, e in stretto pas-de-deux Marshall Mc Luhan & Umbert d'Ecò! ! !

Non si vuole però far soltanto spettacolo, anche prender coscienza e dibattere, per cui il Benny produce e tira in cinquanta copie la bibliografia del nostro seminario e noi volantiniamo alla Fiat Trattori e invitiamo all'autocoscienza e al gruppo di studio e alle riprese tuttequante perché i momenti vanno integrati e non si può soltanto starsela a menare senza prender coscienza.

...quelle come noi non vogliono far guerra al cazzo, ma soltanto addomesticarlo mentre il cazzo va domato con la frusta e col fuoco e tutto questo si fa con le finocchie che son la vera rivoluzione, quindi anche con lei la Benny ... le alleanze si stringono sui vissuti e mica sulle chiacchiere

Per agosto come lo scorso anno ci si divide e si scioglie il Poker Splash. È nei patti. Uno straccio di indipendenza e di autonomia, ognuna per i cazzi suoi, una boccata d'aria per non trasformare il nostro sodalizio in carcere.

Ma quando ci si ritrova a settembre si capisce che qualcosa di nuovo è purtroppo arrivato. E non sarà mai più come prima.
L'avvio è di Benny, che si presenta in osteria vestito da uomo con la barba e il portamento virile che quasi non lo si riconosce tanto è cambiato ed è davvero, conciato da maschio, un gran bel pezzo di ragazzo. Dice che deve riscoprire la propria eterosessualità, che anzi qualsiasi definizione del comportamento gli sta stretta e che per quanto lo riguarda farebbe a meno degli omo e degli etero, perché esiste soltanto una sessualità contigua e polimorfa e allora bisogna iniziare a superare questi settarismi di merda e liberarci finalmente dai condizionamenti,

lo so che non abbiamo un modello per il nostro amore, ma questo va anche bene perché ci obbliga a trovarcelo insieme tutti e due e crescere insieme e accettare quel che capita con tutte le conseguenze,

Con Dilo non ci sono casini, siamo molto innamorati, vivacchiamo da froci tranquilli ma succede che in autunno tutto si mette in moto come una corrente sotterranea che butta i germogli, un germinal anticipato che ci getta in collettivi e riunioni e si vede che nelle osterie c'è qualcosa di nuovo, forse soltanto più voglia, ma non so bene di cosa.

Il settantasette inizia con Dilo e io a Paris, chez les folles. Ci si diverte abbastanza, merito dei boulevards innanzitutto, ma poi m'accorgo per la prima volta che la vita a due mi sta impoverendo, che non riesco a sopportare di stare con altri e tutto mi dispiace perché sento come avessi messo la testa a posto, che poi non è vero.

Non si può impedire a qualcuno di farsi o disfarsi la propria vita, si tenta, si soffre, si lotta ma le persone non sono di nessuno, nel bene e nel male.

...è questa la scuola, cioè l'esperienza, mica la normalizzazione, te lo dico io che ho imparato più da un pompino che da ventanni di esami.

in Italia sopravvivi solo se hai la lira e anche così fai una vita di merda perché... più si vive più si è costretti a castrarsi e...

e lo vedo partire e scoppio a piangere in sala d'attesa che si avvicina una suora e fa povero figliolo e io la guardo e le dico porcodio, fatti i cazzi tuoi che sto malemale che di più non potrei.

certo che non l'avrei mai detto non credevo che un frocio potesse parlare solo in dialetto e fare il delinquente, no,

C'è altra gente, più o meno i soliti fauni che s'incontrano in questi anni di rincoglionimento generale, però belli e vivibili né più né meno degli altri.

porcodio questi fascisti, ammazza 'sti sceriffi, ma di che cazzo s'impicciano, che cazzo vogliono questi tutori scassati della fobia collettiva che non fanno altro che snidare coppiette nei campi e fare i sadici e i coglioni a chiedere documenti a tutti,

Infine ci stanno un paio di busone e una si chiama Miro, l'altra son io.

io non sono mica una checca della gran razza del Miro che coi numeri che c'ha si può fare Keith Carradine su un piede solo e senza scomporsi tanto nel far filo, oppure Burt Reynolds con gli occhi chiusi e Miguel Bosé per traverso e per rovescio, no, io sono di quell'altra razza di checchine schifiltose e piagnone che finiscono sempre, mannaggia a noi, a far intorto ai bambinetti e rischiare anni di prigione se va bene, altrimenti bastonate e legnate sul groppone e non solo mica lì.

Eccolo dunque il Gran Lombardo supervitaminizzato, eccolo il virgulto omogeneizzato del sessanta, un po' di nicotina sui denti, la barba sfatta, un russare invadente, un culo che... il Miro se ne sta lì a guardare e lacrimare in silenzio sopraffatto da tanta bellezza. E spiando il Maschio Addormentato s'addormenta pure lui.

Be', questo bellissimo qui si chiama Edy e fin dai saluti col Miro non fa che strabuzzare gli occhi sull'Andrea e fingere di cicalare col Miro invece guarda il ventenne di Andrea che Miro continua a tenere stretto al braccio e piega la boccuccia in una smorfia superiore come dire spegni il culo cara Edy, questo è mio.

Poi Andrea comincia a dire che quelli di Modena gli stavano sul cazzo e che aveva preso gusto a stare al loro gioco mica più di tanto, perché poi veramente s'era smaronato e depresso con queste teatrali.

Dice che l'Andrea è un fessacchiotto, che non ha capito d'essere arrivato in un paese in cui tutti lo vogliono scopare e venir così manovrato come un semplice e godereccio vibratore, mica come lui la pensa cioè son venuto e v'ho sbattute tutte quante. Poveretto il Gran Cazzone, lui se ne andrà, che spanda-spanda le sue avventurette, noi si resterà in paese e saremo proprio noi a ridere e contarcela questa bislacca storia per tanti altri inverni.

...questa scoglionatura che dà sul neuroduro la chiama Scoramenti, al plurale perché quando arriva non vien mai in solitudine. Si porta appresso nevralgie d'ossa, brufoletti sulle labbra o nel fondoschiena ma poi i più gravi mali, quelli della vocina; cioè chi sei? cosa fai? dove vai? qual è il tuo posto nel Gran Trojajo? cheffarai? eppoi quelli ancora più deleteri, i mali del non so giammai né perché venni al mondo né cosa sia il mondo né cosa io stesso mi sia e quando son proprio gravi persino il non so quale sia il mio sesso né il corpo né la cacca mia, cioè i disturbi dubitativi della decadenza.

Insomma saputo quel che vi era dovuto lettori amici miei, vi passo a fare il menastorie di una sera come tante con su le belve degli scoramenti che a rimanere fermo non ci riesco trenta secondi d'orologio, mi sento un passerotto che ha perduto il nido, faccio un bar didietro all'altro e un beveraggio appresso all'altro perché il vino è farmaco dei mali e credete a me, questa è l'unica risposta che al mondo c'è.

gli si secchino le palle, accidenti!

Correggio sta a cinque chilometri dall'inizio dell'autobrennero di Carpi, Modena che è l'autobahn più meravigliosa che c'è perché se ti metti lissù e hai soldi e tempo in una giornata intera e anche meno esci sul Mare del Nord, diciamo Amsterdam, tutto senza fare una sola curva, entri a Carpi ed esci lassù.

Così me ne corro e quanti di pensieri che tengo nella mia crapa o piuttosto pensieri di stomaco, la testa ronza solamente come il monoscopio della tivù; nella pancia invece è lì che ci tengo tutti i miei fumamenti come bussolotti del lotto, dite un numero vi guardo dentro che pensiero ci sta.

Goditi dunque occhio mio il ramingar contando stelle,

Solo questo vi voglio dire credete a me lettori cari. Bando a isterismi, depressioni scoglionature e smaronamenti. Cercatevi il vostro odore eppoi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada.»

domenica 5 giugno 2022

Camere Separate

{personalmente preferisco la copertina passata qui sopra rispetto all'attuale}

primo movimento - verso il silenzio

I feel love continua sempre più incalzante. Le labbra di Leo cercano la bocca di Thomas. Dal palco viene soffiato fumo colorato. E così, fra il tripudio che segna la fine del concerto, applausi, grida, cori, fischi di gioia e vapori che li avvolgono rendendoli per qualche istante invisibili, loro si scambiano, stretti fin quasi a sentir male, il primo bacio della loro vita.

...

Ma Thomas sta morendo. A venticinque anni. E lui, Leo, che ne ha solo quattro di più, si ritrova vedovo di un compagno che è come non avesse mai avuto; e, a proposito del quale, non esiste nemmeno una parola, in nessun vocabolario umano, che possa definire chi per lui è stato non un marito, non una moglie, non un amante, non solamente un compagno ma la parte essenziale di un nuovo e comune destino.

...

Le cose si ingigantivano dentro di lui e schiodavano, facevano saltare i sensi. I suoi sensi e il senso della realtà e il senso di quell'irrealtà che sono le parole. Come ogni uomo lui aveva solo quelle per restare sulla terra. La loro terapia lo avrebbe salvato. Pregò che non lo lasciassero.

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Non si sarebbe più chiesto il senso ultimo delle cose, poiché aveva sperimentato che questo non esisteva e che se mai, da qualche parte, un senso finale poteva apparire questo era solamente il Caos, e gli uomini solo attori di un piccolo gioco insensato la cui efferatezza numerica nessuno avrebbe mai potuto comprendere.

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secondo movimento - il mondo di Leo

Quello che si svolgeva alla Deutsche Eiche quella sera, come migliaia di altre sere, era il rito di una comunità. Gli atteggiamenti, i gesti, le parole, l'abbigliamento, quegli stivali e quelle borchie, tutto era coerente allo svolgimento di una liturgia dalla quale Leo si sentiva profondamente escluso ma che, nello stesso tempo, gli apparteneva.

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A Colonia, come in altre città in cui Leo era stato accompagnato da Thomas, la domanda su chi fosse quel ragazzo restava sospesa sulla conversazione. Né lui né Thomas avevano modi femminili. Né l'uno né l'altro rientravano nei luoghi comuni sull'omosessualità... Erano indefinibili, e questo creava maggior imbarazzo.

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Non gli importava, teoricamente, essere accettato né legittimato da nessuno. Era in se stesso che traeva valore e legge. Non dall'esterno. A nessuno avrebbe mai e poi mai concesso questo diritto. Lui esisteva. E questo era tutto. È da folli chiedere all'essere le ragioni per cui è.

...

In realtà lui sta fuggendo. Non c'è nessun luogo che intende consapevolmente raggiungere.

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[a Londra] lui può già vedere la vecchia e malata Europa, con tutta la sua grandeur e la sua cultura e la sua boria, il suo tè delle cinque e le sue cerimonie accademiche, abolita, occupata, conquistata dalle masse dei più miseri, dei più affamati, dei più sfruttati. Sarà la loro guerra. I poveri si vendicheranno seminando figli ovunque, riproducendosi a raffica come il crepitio delle mitragliatrici, occupando ogni postazione con i propri cadaveri, usando se stessi come forza di sfondamento. Vinceranno, e di loro, evangelicamente, sarà la terra.

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Leo deve incominciare a difendere questa sua solitudine. Non deve permettere che gli altri lo vedano come un atomo dalle valenze aperte, come qualcuno immiserito dalla mancanza di un compagno, di un amico, di un amore.

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Sta cercando di abbracciare la parte più vera di se stesso recuperandola attraverso il ricordo, la riflessione, il silenzio.

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Non gode della serenità del mistico, ma solo dei turbamenti di un'anima votata alla ricerca.

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Se l'abbandono di Hermann l'aveva spinto verso il pellegrinaggio solitario e l'interiorità, la separazione da Thomas lo spinge verso la religiosità e la sacralità dell'umano.

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fra i suoi vecchi dischi, lì accanto, soprattutto De Andrè, Guccini, De Gregori, Tenco, Banco, Lolli, Cohen, Nina Simone, Tim Buckley, Cat Stevens, Neil Young, Igors, sua madre ha mischiato i suoi: Dalida, Orietta Berti, Iva Zanicchi, Secondo Casadei, Luciano Pavarotti.

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il paese si appresta a vivere l'evento [della settimana santa] in modo collettivo ... Il succedersi delle stagioni è cadenzato dalle operazioni della vendemmia, dalla potatura di gennaio, dall'imbottigliamento del vino nuovo, dai raccolti estivi di granoturco o barbabietole.

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da quando Thomas è morto lui sa vivere esclusivamente di simboli.

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E in questo suo sentirsi distante, immerso nei problemi, vivente con essi, ma sempre da una posizione allontanata, come un pulsante cuore separato, lui trovò l'osservazione e la scrittura e, forse, un motivo per crescere senza essere immediatamente macellato.

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Lui è cosciente che il suo immaginario è morto.

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Anche se una mattina, verso le sei, camminando in riva al mare fra i primi bagnanti in tuta da jogging e gli ultimi amanti che assonnati e placati si allontanano per raggiungere gli alberghi, avverte il peso della propria vecchiezza come una rivelazione. Ed è qualcosa che ha a che fare con le onde del mare che si abbattono sulla riva depositando alghe e piccoli pesci morti.

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“Sono i trent'anni, Leo, il corpo non ti risponde più come un tempo, né hai il desiderio incessante di conoscere, curiosare, vedere gente, ambienti, paesaggi. È il trentesimo anno che agisce in te come una inedita maturità.”

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Ascoltano una cassetta di Sandie Shaw con le cuffie inserite nell'unico walkman di Leo.

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La sera stessa, rimasto solo, prima di dormire, Leo ribalta così i termini di quel pensiero che lo insegue, incessantemente, da mesi: “E se fossi invece tu Leo ad aver ucciso il tuo ideale usando come carnefici necessari Hermann e Thomas?”

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Allora Leo sente che questa necessità di sadomasochismo non è un impulso estraneo, ma forse la perversione più pura che abbia mai provato, quella più sincera. Perché lui è un torturatore ed è la vittima designata di quell'aguzzino che porta il suo stesso nome. Hermann, Thomas o chi altro sono solo gli strumenti di una sevizia che lui si sta infliggendo da quando ha preso coscienza di sé: e cioè del proprio bisogno di annullarsi e morire.

terzo movimento - camere separate

Ora doveva affrontare seriamente una convivenza con un altro uomo. Ma per fare questo non aveva né modelli di comportamento da seguire, né esperienze da riciclare e alle quali far ricorso nei tentennamenti del rapporto.

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Che fine avrebbe fatto il loro amore? Dovevano per forza normalizzare un rapporto che la società non poteva appunto recepire come norma?

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Sarebbero riusciti ad accettare, dignitosamente, virilmente, l'invecchiamento non solo del proprio corpo, ma del proprio sogno e quindi del proprio amore? ... Voleva continuare a essere un amante separato, voleva continuare a sognare il suo amore e a non permettergli di infangarsi nella quotidianità.

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la loro unione veniva ad avere alle spalle non più solamente il vuoto di una disprezzata razza senza nome, ma iniziava a scrivere, da sé, la propria storia;

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la piccola frase che si trovò a scrivere in una di queste lettere fu “camere separate”. E spiegò a Thomas che avrebbe voluto, con lui, un rapporto di contiguità, di appartenenza ma non di possesso. Che preferiva restare solo, ma nello stesso tempo, pensava a lui come all'amante prediletto, al favorito di un fidanzamento perenne.

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Rifiutando di socializzarlo si è privato di quel valore di purificazione che caratterizza qualsiasi espressione pubblica di un sentimento, fosse anche il lutto irregolare della perdita del proprio compagno. Ma proprio per questo, come gli era accaduto di accorgersi durante la processione di quel Venerdì Santo, nel suo paese, lui non poteva esibire il suo dolore. Poiché nessuna società riconoscerebbe come autentico un lutto come il suo;

...

Quale catastrofe iniziale ha permesso che l'Eros divenisse rintracciabile solo nell'ossessione della genitalità e non invece nel rispetto delle reciproche posizioni d'amore?

...

Eppure loro erano lì, commossi ed entusiasti, a testimoniare quel bisogno insopprimibile di musica, di visioni e di fantasia, che forse solo accidentalmente si incarnava nella figura e nei racconti di Ti Jean, ma che più in generale significava il tributo più vero che un uomo possa dare a un suo simile: il ringraziamento per avergli fatto toccare la poesia.

...

Se con Thomas non ha funzionato, se la sua vita sentimentale è un disastro, se nel profondo è inquieto e non troverà mai pace, è perché lui è diverso e si deve costruire una scala di valori partendo proprio da questa sua diversità.

...

La sua sessualità, la sua sentimentalità si giocano non con altre persone, come lui ha sempre creduto, finendo ogni volta con il rompersi la testa, ma proprio nell'elaborazione costante, nel corpo a corpo, con un testo che ancora non c'è.

bonus track

“Si deve fare tutto il possibile, sapendo che è assolutamente inutile.”

{accompagnamento musicale d'ispirazione:}
Donna Summer - I Feel Love
Nina Simone - Wild is the Wind
Nina Simone - Love Me or Leave Me